Chi sono e perchè bloggo

In primo piano

Mi chiamo Donatella Quattrone e sono una blogger. Mi sono occupata prima di cultura generale e poi di controinformazione (se preferite, vera informazione o informazione alternativa). Avevo un blog su splinder prima che la piattaforma chiudesse. Poi sono passata a iobloggo con http://parolenude.iobloggo.com/ e in seguito a blogspot con http://donatellaquattrone.blogspot.it/ Per problemi tecnici ho abbandonato prima una poi l’altra piattaforma. A febbraio del 2014 sono approdata a altervista.
Questo è il mio profilo Facebook:
https://www.facebook.com/donaquattrone
Questa è invece la mia pagina su Fb:
https://www.facebook.com/Peruninformazionelibera/
Buona lettura!

LA MEGLIO GIOVENTU’ DELL’ANNO APPENA TRASCORSO

Antonio Megalizzi, Silvia Romano, Emma Gonzàles. E poi Paola Egonu, Linda Raimondo, Ana Isabel Montes Mier, Emma Gatti e Jaiteh Suruwa. Sono loro la meglio gioventù, sono loro le persone dell’anno.

  • ANTONIO MEGALIZZI Aveva 28 anni ed era a Strasburgo per seguire la seduta del Parlamento europeo per Europhonica, uno dei format di RadUni, che raggruppa le radio universitarie italiane. Amava il giornalismo e sognava un'Europa con «meno confini e più giustizia», come aveva scritto sulla sua pagina Facebook. È stato ucciso dall’attentato islamista dell’11 dicembre scorso.ANTONIO MEGALIZZI Aveva 28 anni ed era a Strasburgo per seguire la seduta del Parlamento europeo per Europhonica, uno dei format di RadUni, che raggruppa le radio universitarie italiane. Amava il giornalismo e sognava un’Europa con «meno confini e più giustizia», come aveva scritto sulla sua pagina Facebook. È stato ucciso nell’attentato islamista dell’11 dicembre scorso.
  • EMMA GONZÁLEZ Diciannove anni appena compiuti, sopravvissuta alla strage della sua scuola in Florida (17 morti) è diventata la capofila del movimento per il controllo delle armi e ha organizzato la “March for Our Lives” a WashingtonEMMA GONZÁLEZ Diciannove anni appena compiuti, sopravvissuta alla strage della sua scuola in Florida (17 morti) è diventata la capofila del movimento per il controllo delle armi e ha organizzato la “March for Our Lives” a Washington.

 

  • ANA ISABEL MONTES MIER Ha 31 anni, è spagnola ed è la capo missione della ong ProActiva sulla nave Open Arms. È indagata in Italia per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” per aver salvato naufraghi nel Mediterraneo.ANA ISABEL MONTES MIER Ha 31 anni, è spagnola ed è la capo missione della ong ProActiva sulla nave Open Arms. È indagata in Italia per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” per aver salvato naufraghi nel Mediterraneo.

  • EMMA GATTI Trentatré anni, di Opera (Milano), laurea alla Bicocca, master a Cambridge, è arrivata fino alla Nasa e al Caltech di Pasadena. Geochimica e vulcanologa, all’avanguardia nelle ricerche sul suolo di Marte.EMMA GATTI Trentatré anni, di Opera (Milano), laurea alla Bicocca, master a Cambridge, è arrivata fino alla Nasa e al Caltech di Pasadena. Geochimica e vulcanologa, all’avanguardia nelle ricerche sul suolo di Marte.

  • JAITEH SURUWA «Voglio fare cose buone». Così rispondeva agli operatori dello Sprar di Gioiosa Ionica quando gli chiedevano cosa volesse fare nella vita. È morto a 18 anni nel rogo della baraccopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria)JAITEH SURUWA «Voglio fare cose buone». Così rispondeva agli operatori dello Sprar di Gioiosa Ionica quando gli chiedevano cosa volesse fare nella vita. È morto a 18 anni nel rogo della baraccopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria)

  • LINDA RAIMONDO Ha 19 anni, vive in Val Susa e ha vinto il premio Space Exploration Master dell’Esa, l’agenzia spaziale europea. È stata chiamata in Alabama per contribuire alla ricerca sulle navicelle spaziali e si addestra da astronautaLINDA RAIMONDO Ha 19 anni, vive in Val Susa e ha vinto il premio Space Exploration Master dell’Esa, l’agenzia spaziale europea. È stata chiamata in Alabama per contribuire alla ricerca sulle navicelle spaziali e si addestra da astronauta.

 

PAOLA EGONU Veneta di Cittadella, 21 anni, stella della nazionale di volley, ha gestito con serena normalità ciò che serena normalità dovrebbe sempre essere: il colore della sua pelle 
e il suo orientamento sessuale.

PAOLA EGONU Veneta di Cittadella, 21 anni, stella della nazionale di volley, ha gestito con serena normalità ciò che serena normalità dovrebbe sempre essere: il colore della sua pelle e il suo orientamento sessuale.

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Fonte:

http://espresso.repubblica.it/foto/2018/12/26/galleria/i-ragazzi-e-le-ragazze-a-cui-dedicare-il-2018-1.329916#1

Leggi anche qui:

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/26/news/antonio-e-i-suoi-fratelli-la-meglio-gioventu-1.329907?ref=HEF_RULLO

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PROTESTA A REGGIO CALABRIA PER IL DIRITTO ALL’ABITARE

  1. Oggi a Reggio c’è stata l’ennesima protesta al Comune per chiedere l’assegnazione degli alloggi popolari. Il sit-in è stato come sempre organizzato dalle Associazioni “Un mondo di mondi”, Reggio Non Tace, il Csoa Angelina Cartella, la Società dei Territorialisti/e Onlus, la Collettiva Autonomia, il Centro Sociale Nuvola Rossa, il Comitato Solidarietà Migranti, l’Osservatorio sul disagio abitativo, il quale riunisce questa rete di associazioni). Come si legge nel comunicato stampa, distribuito in volantini durante il sit-in, continua ad essere negato il diritto delle famiglie a basso reddito. Negli ultimi due anni sono stati ottenuti dei risultati preliminari (delibera di Consiglio Comunale 10 febbraio 2017, verifiche della società Hermes, regolamento articolo 31) che non sono stati ancora applicati. Le associazioni sono scese ancora una volta in piazza per chiedere, innanzitutto, di effettuare le decadenze ed il recupero degli alloggi per portare a termine le verifiche che, da mesi, sono state completate dalla società  di servizi Hermes. Ciò, secondo legge e la delibera di Consiglio Comunale del 10 febbraio 2017, permetterebbe al Comune di riprendere decine di alloggi e assegnarli alle famiglie che ne hanno diritto. Le associazioni chiedono anche l’assegnazione degli alloggi confiscati alla ‘ndrangheta alle famiglie in disagio abitativo oltre che alle famiglie dell’ ex  Polveriera. Il dato che preoccupa di più i cittadini bisognosi degli alloggi è il blocco della graduatoria per i vincitori del bando del 2005. La mancanza di una casa rende difficile la vita quotidiana di questi cittadini e vanifica ogni altro diritto. Non sono mancati perciò  i toni esasperati dei cittadini durante l’incontro con il delegato comunale per il patrimonio edilizio Giovanni Minniti. Questi ha tentato di rassicurare cittadini e associazioni facendosi carico di contattare la Hermes, attraverso un’istanza di sollecito. Tali parole non hanno però convinto i partecipanti al sit-in, i quali da troppo tempo si sentono fare sempre le stesse rassicurazioni.

D. Q.

Qui di seguito le foto da me scattate durante la protesta.

 

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A FOGGIA LA DOPPIA PROTESTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO

A FOGGIA LA DOPPIA PROTESTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO
Neri di rabbia. Le due manifestazioni dopo la strage dei braccianti stranieri. I campi chiusi per sciopero
di Gianmario Leone, il Manifesto 09.08.18

Una giornata di protesta e di lotta come non si vedeva da tempo. Uno sciopero che ha avuto un’adesione totale da parte dei braccianti stagionali e due grandi manifestazioni che hanno riempito le strade di Foggia e della sua provincia. Per dimostrare che nonostante l’indifferenza e un sistema difficile da debellare, fatto di caporalato, di sfruttamento dei migranti in molte aziende agricole, dell’ombra della mafia e degli interessi enormi della filiera della grande distribuzione, c’è ancora voglia di lottare e non arrendersi.

LA GIORNATA è iniziata molto presto. Alle 8 è infatti partita dal ghetto di Rignano, nel comune di San Severo, cuore della protesta, la marcia dei berretti rossi organizzata dall’ Usb e Rete Iside alla quale ha partecipato anche il governatore Michele Emiliano. «È stata totale l’adesione dei lavoratori allo sciopero. Nessuno è al lavoro nei campi intorno al ghetto di Rignano» hanno assicurato dall’Usb. Centinaia di lavoratori hanno sfilato con i cappellini indossati dalle vittime, distribuiti da Usb e Rete Iside «per aiutare i braccianti a proteggersi dal solleone e idealmente dallo sfruttamento e dalla mancanza di diritti». Le rivendicazioni della marcia sono state le stesse esposte un mese fa al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, «che aveva accolto le richieste – sottolinea il sindacato – promettendo un tavolo che non c’è mai stato. Chiediamo sicurezza, diritti e dignità per tutti i lavoratori agricoli».

«BASTA MORTI sul lavoro», «schiavi mai» alcuni degli slogan che hanno accompagnato la manifestazione mattutina, giunta davanti alla prefettura di Foggia dove centinaia di migranti, sostenuti da cittadini e associazioni, si sono radunati durante l’incontro che la delegazione ha avuto con il prefetto. All’arrivo è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare i 16 morti nei due incidenti stradali avvenuti negli ultimi giorni sulle strade foggiane e tutti i caduti sul lavoro, compresi gli italiani morti nella miniera di Marcinelle l’8 agosto del 1956.

ABOUBAKAR SOUMAHORO, sindacalista italo-ivoriano dell’Usb, al termine della riunione ha raccontato di «risposte immediate» ricevute da prefetto e questura. Aggiungendo che il prefetto si è impegnato a «convocare dopo ferragosto una conferenza sul lavoro», mentre sul rinnovo dei permessi di soggiorno, che in tanti aspettano da mesi, «la questura ha dato la disponibilità a ricevere un elenco che l’Usb presenterà ogni due settimane per affrontare i casi di rinnovo».

IN PIÙ DI DUEMILA hanno invece sfilato per le strade del capoluogo dauno nella seconda manifestazione organizzata da Cgil, Cisl, Uil, con l’adesione di Arci, Libera e altre associazioni. In marcia, accanto a sindacalisti e migranti, ancora il governatore Emiliano e poi l’europarlamentare pugliese Elena Gentile, il deputato Roberto Speranza e l’attore Michele Placido. «Un senso di sconfitta è quello che si avverte quando accadono queste tragedie immani» hanno sottolineato i sindacalisti, per i quali «questa manifestazione è il momento del cambiamento, per dire basta a morti ammazzati di lavoro».

IL MOMENTO PIÙ TOCCANTE c’è stato quando sul palco ha preso la parola Mohamed, lavoratore migrante: «Non è una pacchia lavorare tutto il giorno per pochi euro o pagare 5 euro per salire sui furgoni della morte – ha gridato -. Come siamo giunti a questo punto? Come siamo passati dall’accoglienza diffusa al degrado diffuso? Chiediamo diritti, non l’impossibile. Vogliamo pari diritti per pari doveri».

UN ALTRO LAVORATORE ha ricordato il dramma vissuto da ogni singolo migrante: «Le famiglie di quelle 16 persone in Africa soffrono per i loro cari che avevano lasciato tutto per venire in Italia a lavorare. Prima sono stati trattati come animali e poi sono morti». Sul palco si sono poi alternati gli interventi dei segretari di Cgil, Cisl, Uil, le cui delegazioni sono giunte da tutta Italia, e dei presidenti delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione. «Non sono incidenti, sono omicidi. Siamo stanchi – le ultime parole dal palco – di chi incita all’odio e ci accusa di buonismo».

Fonte:

https://ilmanifesto.it/a-foggia-la-doppia-protesta-contro-…/

Da Mauro Biani :

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Emanuele Scieri, svolta 19 anni dopo: “Fu omicidio volontario, lasciato agonizzante a terra”. 3 indagati, ex militare arrestato

di | 2 agosto 2018

Emanuele Scieri, svolta 19 anni dopo: “Fu omicidio volontario, lasciato agonizzante a terra”. 3 indagati, ex militare arrestato
Il 16 agosto 1999 il parà siciliano venne trovato morto nel centro di addestramento della Folgore a Pisa. A escludere il suicidio, oltre alla famiglia, le conclusioni della commissione d’inchiesta. Il procuratore Crini: “Riteniamo ci sia stata un’aggressione da parte dei ‘nonni’. E c’era il tempo per soccorrerlo”. Tra gli indagati anche un militare in servizio. Ai domiciliari l’allora capocamerata Panella: stava per scappare negli Usa

C’è un arresto, e ci sono altri due indagati, nell’ambito delle indagini che ora parlano chiaramente di omicidio volontario, perché, dopo la caduta dalla torre di asciugatura dei paracadute, “il giovane è stato lasciato agonizzante a terra”. La svolta arriva a quasi 19 anni da quel 16 agosto 1999, quando il parà Emanuele Scieri venne trovato morto nella caserma Gamerra di Pisa, centro di addestramento della Folgore. E proprio dalla città Toscana ora arriva il colpo di scena annunciato dal procuratore Alessandro Crini. Scieri respirò ancora per almeno 6 ore, se non 8, dicono gli accertamenti effettuati dalla commissione parlamentare d’inchiesta istituita sul caso. “Abbiamo ritenuto di accertare la sua permanenza in vita e siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele”, ha spiegato il procuratore. “La nostra ipotesi accusatoria non è campata in aria”, ha aggiunto, sottolineando la presenza di “testimonianze” concordanti.

“Suicidio”, fu la prima spiegazione della morte, quella che non ha mai convinto la famiglia del militare originario di Siracusa, che ha sempre parlato di un caso di nonnismo finito male. Una tesi ritenuta credibile, due decenni dopo, anche dal procuratore Crini: “L’indagine ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo: questo dato emerge anche con modalità tali da ritenere che contro Scieri ci sia stata un’aggressione da parte dei ‘nonni’ anche mentre era a terra”. “Un po’ prima” che iniziasse la conferenza stampa “abbiamo ritenuto di avvisare la madre di Emanuele. E’ stato un colloquio breve durante il quale la signora si è commossa“, ha raccontato lo stesso Crini parlando con i giornalisti in procura a Pisa.

L’indagine ha avuto “un’accelerazione” perché una delle tre persone “da tempo indagate”, stava per scappare, per lasciare l’Italia. Da qui la misura cautelare degli arresti domiciliari per l’ex militare Alessandro Panella, commilitone e capocamerata del reparto a cui il parà siciliano era stato assegnato. Panella ha passaporto americano e aveva comprato proprio per domani, venerdì 3 agosto, un biglietto di sola andata verso Chicago, negli Stati Uniti, con successivo volo interno per San Diego, in California, dove l’ex paracadutista laziale, ora ai domiciliari a Cerveteri (Roma), vive e lavora come interprete da oltre 10 anni e dove è stato sposato con una cittadina americana.

Per Panella l’accusa è di concorso in omicidio volontario, come per gli altri due indagati a piede libero che sono originari di Roma e di Rimini. Uno di loro è un militare dell’esercito attualmente in servizio.

Panella non è un nome nuovo: viene citato da un altro commilitone durante un’audizione davanti ai deputati della commissione parlamentare d’inchiesta istituita nel 2016 sulla morte del parà di leva.  Si parla proprio di un episodio di nonnismo: “Una volta sono stato legato a metà scala con delle lenzuola da Ceci e Panella, da un’altezza di due metri, legato con delle lenzuola, e sono stato lanciato su dei materassi. Io, insieme alla scala”, racconta Stefano Ioanna.

“Sono incredulo, è stata un’emozione fortissima…”, ha commentato il fratello di Emanuele, Francesco Scieri, al telefono con Carlo Garozzo, presidente dell’associazione “Giustizia per Lele“. La procura di Pisa ha riaperto l’inchiesta l’anno scorso, dopo che precedenti indagini erano state archiviate ipotizzando che il giovane si fosse tolto la vita. A escludere l’ipotesi del suicidio, oltre alla famiglia di Scieri, è stata proprio la commissione parlamentare d’inchiesta. Secondo le conclusioni dei lavori nel dicembre scorso, il 26enne non si tolse la vita ma fu aggredito. E durante la conferenza stampa in procura a Pica, Crini ha confermato che le ipotesi indiziarie dell’aggressione con i contorni del nonnismo  “sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d’indagine”.

Scieri, 26 anni, una laurea in giurisprudenza e già praticante in uno studio legale, scomparve il 13 agosto 1999, lo stesso giorno del suo arrivo alla caserma Gamerra per il servizio militare di leva dopo aver svolto il Car a Firenze. Fu poi ritrovato morto tre giorni dopo, ai piedi di una torre dismessa per il prosciugamento dei paracadute. “Sul caso bisogno arrivare alla verità“, ha detto all’Ansa il ministro della Difesa Elisabetta Trenta a proposito degli sviluppi delle indagini. “In questo momento – ha aggiunto – il mio primo pensiero va alla famiglia Scieri. Sono a completa disposizione della magistratura, verso la quale nutro piena fiducia, per fare luce sull’episodio”.

“Finalmente dopo tanti anni siamo vicini ad una parola conclusiva, siamo vicini alla giustizia per Emanuele e per la sua famiglia”, ha detto Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, ex vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Sofia Amoddio. L’ex parlamentare Pd ha ricordato che la commissione ha acquisito quasi seimila pagine di documenti e audito 45 persone: “Abbiamo scoperto dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all’epoca dei fatti evidenziato la natura delle pratiche, il tipo di relazioni che venivano a stabilirsi tra anziani e reclute, il ruolo dei caporali e l’atteggiamento e la mentalità dei militari”.

Lo slalom dei deputati tra i silenzi degli ex della Folgore
In due decenni di silenzi e contraddizioni, tante versioni sono state fornite su questa morte. Per qualcuno Scieri era salito sulla torre per cercare il campo per il telefonino. Per altri aveva scelto quel posto per una prova di forza, per fare le trazioni. Era stato un incidente, anzi il 26enne si era ammazzato. Ma, secondo le conclusioni della commissione, la catena di comando della Folgore copriva i veri responsabili. Emanuele Scieri fu costretto a salire sulla scaletta della torre. Dalla parte esterna, poteva tenersi solo con le braccia. E gli pestarono le mani con gli scarponi, lui mollò la presa, fino a precipitare per 12 metri, fino a spezzarsi la colonna vertebrale. Respirò ancora per almeno 6 ore, se non 8. Il suo corpo, invece, fu trovato dopo tre giorni. Secondo la commissione d’inchiesta della Camera, che ha votato la relazione conclusiva all’unanimità, nella caserma Gamerra avvenivano “gravi atti di violenza che non potevano essere ridotti a “goliardia“.

 

Fonte:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/02/emanuele-scieri-la-svolta-19-anni-dalla-morte-ex-militare-arrestato-pisa-per-concorso-omicidio-altri-2-indagati/4533101/

Migranti, la fake news su Josepha: “Ma quale naufragio, ha lo smalto”. Non è vero, giornalisti a bordo spiegano perché

Migranti, la fake news su Josepha: “Ma quale naufragio, ha lo smalto”. Non è vero, giornalisti a bordo spiegano perché
In Rete sono centinaia i post pieni di odio all’indirizzo della migrante camerunense, salvata dalla ong Open Arms, corredati dalla sua foto con smalto rosso e braccialetti: “È un’attrice”. Ma Annalisa Camilli di Internazionale, che era sulla nave, spiega: “Applicato dalle volontarie di Open Arms per distrarla e farla parlare. Non lo aveva quando è stata soccorsa, serve dirlo?”
“Una naufraga con lo smalto”. Eccola, l’ultima fake news diventata virale sul web. Involontaria protagonista è Josepha, la naufraga salvata dalla ong Open Arms dopo 48 ore trascorse alla deriva in mare, aggrappata a un pezzo di legno. In Rete sono centinaia i post pieni di odio all’indirizzo della migrante camerunense, corredati dalla sua foto con smalto rosso e braccialetti. Da lì la montatura virale: “È un’attrice”, “Non c’è stato alcun naufragio”. Una montatura che acquista toni che vanno oltre le fake news, venati di razzismo.“Scappa dalla guerra ma si è pitturata le unghie. Inoltre le mani non hanno l’aspetto spugnoso tipico di chi resta in acqua per ore”, discetta un account su Twitter. La fake news corre tra un post e l’altro, tra un social e l’altro, si colora di complottismo. “Si è rifatta le unghie tra un naufragio e l’altro”, scrive qualcuno. “Funziona come Cocoon, dopo 48 ore in acqua sei più bella”, postano altri con cinismo.

La verità dietro quello scatto, la racconta Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale che era a bordo dell’Open Arms quando hanno soccorso Josepha: “Ha le unghie laccate perché nei quattro giorni di navigazione per raggiungere la Spagna le volontarie di Open Arms le hanno messo lo smalto per distrarla e farla parlare. Non aveva smalto quando è stata soccorsa, serve dirlo?”.

A riprova – e incredibilmente ce n’è bisogno – la foto del salvataggio della donna dove chiaramente non ha smalto, né braccialetti. Ma neanche questo placa l’odio in rete. “Sulla nave Open Arms ci si diletta con lo smalto”, ironizza qualcuno e subito sotto accusa finiscono i volontari di Open Arms ‘colpevoli’ di avere lo smalto a bordo e di aver regalato un attimo di umanità, di normalità e anche di legittima vanità alla migrante.

di | 23 luglio 2018
Fonte:

I libici ci hanno picchiato, parla la donna sopravvissuta

La donna salvata e la dottoressa Giovanna Scaccabarozzi sulla Open Arms, il 17 luglio 2018. (Annalisa Camilli)

Questo articolo fa parte della serie Cronache dal Mediterraneo, il diario di Annalisa Camilli sulla nave impegnata nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo.

Josefa ha occhi enormi, allungati e larghi. Mi guarda aprendo le palpebre lentamente. È sdraiata sul ponte della Open Arms. L’equipaggio ha messo dei giubbotti di salvataggio sotto alla sua schiena e l’ha coperta con dei teli termici che sembrano d’argento e d’oro. Il suo viso è sofferente, apre gli occhi per chiedere aiuto, li sgrana. Poi torna a chiudere le palpebre come per riposare.

“Sono del Camerun, sono scappata dal mio paese perché mio marito mi picchiava. Mi picchiava perché non potevo avere figli”, racconta Josefa (non Josephine, come si era detto inizialmente) con un filo di voce in un francese dolce. Si tocca la pancia. “Non potevo avere figli”, ripete. Ha il corpo robusto e le mani piccole ancora raggrinzite per essere stata in acqua tutta la notte.

Non riesce quasi a parlare, due occhiaie profonde le scavano gli occhi, le sue pupille sono di un nero intenso. Alza il braccio per salutarmi, poi mi stringe la mano. È ancora fredda, sembra che abbia i brividi. Giovanna Scaccabarozzi, la dottoressa italiana di Open Arms che da stamattina si sta prendendo cura di lei, dice che ora è fuori pericolo, ma è ancora sotto shock. Trema, non si riesce a tranquillizzare, sembra stanchissima.

Non si ricorda nulla di cosa è successo e ha un unico timore. Non vuole essere portata in Libia

Una flebo di soluzione fisiologica è appesa sul palo del ponte della nave: goccia a goccia entra nelle vene di Josefa per reidratarla. “Siamo stati in mare due giorni e due notti”, racconta. Non si ricorda da dove sono partiti e non sa dove sono i suoi compagni di viaggio. “Sono arrivati i poliziotti libici”, dice. “E hanno cominciato a picchiarci”.

Non si ricorda nulla di cosa è successo dopo e ha un unico timore. Non vuole essere portata in Libia. “Pas Libye, pas Libye”, ripete come in una preghiera, una litania sussurrata con un filo di voce. “Pas Libye”. Per tranquillizzarla i volontari le dicono che ora è al sicuro, che presto arriverà in Europa.

A turno vengono vicino a lei sul ponte per passarle un fazzoletto bagnato sulla fronte: ha i capelli pieni di una polvere bianca, forse un per un periodo è stata rinchiusa in un carcere senza potersi lavare. “Se avessimo tardato ancora qualche ora sarebbe morta anche lei”, afferma la dottoressa italiana originaria di Lecco che stamattina l’ha accolta sul ponte della nave spagnola e le ha diagnosticato una grave ipotermia.

“Ha una forza incredibile che l’ha fatta recuperare rapidamente”, spiega Giovanna Scaccabarozzi, che insieme a Marina Buzzetti fa parte dell’équipe medica che a bordo della Open Arms ha accudito Josefa dal primo momento. “Abbiamo fatto delle manovre di riscaldamento e la stiamo idratando”. Alle due dottoresse è toccato anche il compito di fare il referto medico sui due cadaveri recuperati. Uno è di un bambino che ha un’età stimata tra i tre e i cinque anni. “Il bambino era tutto nudo, non sappiamo se abbia un legame di parentela con le due donne”, racconta Scaccabarozzi.

Momenti decisivi
“È morto di ipotermia, poco prima che arrivassimo”, conferma il medico. Questa è la notizia più dura da accettare per tutta la squadra di volontari che da anni dedica le proprie vacanze e i momenti liberi dal lavoro per soccorrere chi rischia di perdere la vita in mezzo al mare. “Arrivare anche solo un’ora prima avrebbe potuto fare la differenza”, questa consapevolezza tormenta i volontari.

La nave Open Arms chiede di poter sbarcare Josefa e i corpi del bambino e della donna senza nome. “Abbiamo dovuto chiamare la Spagna, il nostro stato di bandiera, poi abbiamo chiamato i libici, quindi gli italiani”, spiega Marc Reig, comandante della Open Arms. Tutto è bloccato in una serie di polemiche e di rimpalli infiniti, le stesse polemiche e gli stessi ritardi che hanno decretato la morte di un bambino senza nome che ora giace in un sacco bianco a prua.

Giovanna Scaccabarozzi passa ancora una pezza bagnata sulla fronte di Josefa, che sussurra “Merci”. Grazie. Poi alza il braccio e la saluta, come una bambina al suo primo giorno di scuola. Sul braccio ha i segni di una bruciatura. Non oso chiederle chi o cosa le ha lasciato questo segno. Dice di avere dolore dappertutto.

Dall’inizio del mondo, almeno da quando si racconta la storia di Antigone e Creonte, la legge degli uomini si contrappone a quella dei potenti e sceglie il corpo e la voce di una donna per dire che il potere non potrà mai cancellare la legge naturale, quella che ha a che fare con la vita e la morte, con la malattia e la sepoltura. Josefa ha occhi grandi e una voce flebile, dalla pezza sulla fronte le spunta una ciocca di capelli ricci e bianchi. Ha quarant’anni.

Leggi anche:

Video: “Un edificio, una bomba: così Assad ha gasato il suo popolo”

Fonte:

La persona pansessuale e la differenza con i bisessuali

Tra i volti noti, la cantante Miley Cyrus si è dichiarata pansessuale nel 2017.

Cos’è la pansessualità? Dare una definizione a questo termine non è per nulla semplice, perché il più delle volte si rischia di confondere una persona pansessuale per bisessuale. E non c’è nulla di più sbagliato. La differenza tra i due termini, che a prima vista sembra minima, se analizzata si mostra molto più complessa del previsto, e cercare di dare una definizione del termine pansessuale può generare confusione.

Il pansessuale e le differenze con una persona bisex

Le persone pansessuali sono attratte da tutti indipendentemente dal loro genere. Come un bisex è attratto da un uomo o una donna, il pansex può provare attrazione per un uomo, una donna e persone non binarie (quindi anche per persone trans). Per “non binari” si intendono persone che non si sentono o non si riconoscono né in un maschio né in una femmina. In definitiva: il pansessuale prova attrazione verso tutti i generi.

Pansessualità non significa però provare attrazione o avere rapporti sessuali con tutti, perché sarebbe come chiedere a un uomo etero “tu ti senti attratto da tutte le ragazze che vedi?“. Come tutti gli altri orientamenti sessuali, anche una persona pansessuale può avere una relazione monogama; questo va detto in quanto esiste il pregiudizio secondo il quale i pansex, come i bisex, non riescano ad essere fedeli al proprio o alla propria partner, semplicemente per il fatto che provano attrazione per più persone rispetto agli altri.

La pansessualità in Italia

In Italia, il primo a parlare di pansessualità fu Mario Mieli nel 1977, in “Elementi di Critica Omosessuale“. Secondo l’attivista romano, ogni persona nasce come essere completo, ma decide la sua sessualità e la sua attrazione nel corso degli anni e in base all’educazione imposta e alla società in cui vive.

 

Fonte:

https://www.gay.it/cultura/news/pansessuale-significato-bisessuali

MANIFESTAZIONE A REGGIO CALABRIA PER SOUMAILA SACHO

foto di USB Federazione provinciale di Reggio Calabria.

23 giugno a Reggio Calabria per Soumaila Sacko!

  • sabato dalle ore 10:00 alle ore 13:00
  • Piazza Giuseppe De Nava, 89125 Reggio di Calabria RC, Italia

  • Organizzato da USB Federazione provinciale di Reggio Calabria

APPELLO

Verità e Giustizia per Soumaila Sacko

Tutti/tutte a Reggio Calabria Sabato 23 giugno per proseguire la marcia per i diritti sindacali e sociali dei braccianti e delle braccianti

Vogliamo Verità e Giustizia: chiediamo insieme ai familiari che sia fatta piena luce sull’assassinio di Soumaila Sacko, bracciante e militante sindacale USB, come abbiamo chiesto quando abbiamo rifiutato senza indugio la notizia della reazione a un furto.

Vogliamo proseguire la marcia per i diritti sindacali e sociali dei braccianti e delle braccianti, indipendentemente dal colore della pelle e dalla provenienza geografica: insieme ai lavoratori ed alle lavoratrici di qualsiasi provenienza geografica, alle associazioni e movimenti per la giustizia sociale e la solidarietà, ai disoccupati e precari, agli studenti, alle famiglie e alle persone che già in tutta Italia si sono mobilitate dopo questo tragico delitto, proseguiamo la lotta che stavamo conducendo assieme al nostro compagno e fratello Soumaila Sacko.

Vogliamo diritti e dignità per i lavoratori e le lavoratrici di tutta la filiera agricola: vogliamo e dobbiamo onorare la memoria di Soumaila, e come ci hanno chiesto di fare anche i suoi familiari,
rilanciamo la lotta dei dannati e delle dannate della terra, di chi si spezza la schiena per pochi euro al giorno e ha deciso di non chinare più la testa contro le prepotenze, i caporali e lo sfruttamento. Di chi lavora senza alcuna sicurezza, costretto ad accettarne qualsivoglia conseguenza.

Vogliamo diritti sociali per i lavoratori e le lavoratrici delle campagne: viviamo spesso una condizione assimilabile alla schiavitù ed in condizioni di segregazione sociale, in non luoghi dove si produce l’annullamento delle persone che lo abitano e la privazione dei fondamentali diritti umani. Spesso non abbiamo elettricità, acqua e riscaldamento. Non abbiamo una casa, ma solo rifugi di fortuna. Siamo esclusi dalle società, siamo non-umani che vivono in non-luoghi. Siamo invisibili, salvo ridiventare visibili quando torniamo a lavorare nei campi e veniamo sfruttati e sfruttate. Rivendichiamo l’urgenza di un inserimento abitativo dignitoso.

Vogliamo la bonifica dell’area dell’Ex-Fornace “TRANQUILLA” riportata agli onori della cronaca dopo i fatti del 2 giugno 2018, considerata la discarica dei veleni più pericolosa d’Europa a
causa dell’interramento di 130mila tonnellate di rifiuti industriali tossici. Il processo si sta per chiudere con un nulla di fatto, mentre la gente del circondario continua ad ammalarsi e a morire di cancro. Lo chiediamo insieme agli abitanti delle comunità locali che spesso vengono ingannate da campagne strumentali e razziste mentre vivono sulla propria pelle le conseguenza della crisi economica e sociale.

Vogliamo sicurezza per le lavoratrici delle campagne: esse vivono doppiamente lo sfruttamento e la vulnerabilità sulla propria pelle in quanto lavoratrici braccianti e in quanto donne. Esattamente come
accadeva nel bracciantato della seconda parte dell’Ottocento negli USA nei confronti delle donne nere schiavizzate.
Non vogliamo la guerra tra poveri: rifiutiamo la guerra tra poveri che ci vorrebbe contrapposti ai cittadini e alle cittadine del comprensorio, agli italiani e alle italiane, agli abitanti e alle abitanti della Piana di Gioia Tauro. Rifiutiamo la contrapposizione non solo nel mondo dell’agricoltura ma anche, ad esempio, dei 400 licenziati del porto di Gioia Tauro. Siamo consapevoli che i nostri problemi non sono generati dall’altro, dal diverso, ma dalle politiche attuate dai diversi Governi, che ci vogliono contrapposti per distogliere la nostra attenzione dal vero nemico, da ciò che ci ha impoverito, resi privi di diritti e diseguali. Siamo esseri umani non sudditi e (R)Esistiamo.

Mandiamo un abbraccio ai nostri fratelli che lavorano nella logistica che il 23 giugno marceranno a Piacenza. A fianco dei compagni di Abd Elsalam, ucciso perché difendeva i diritti dei
suoi compagni contro i soprusi delle multinazionali della logistica. La lotta di noi sfruttati non ha confini, insieme diventiamo imbattibili.

Vogliamo manifestare con gli abitanti della Piana di Gioia Tauro e della Calabria tutta, che non ci stanno a essere etichettati come razzisti e che quotidianamente sono impegnati nel promuovere la
cultura del rispetto delle diversità, ma che ancora una volta vengono cancellati nella rappresentazione mediatica di un territorio che non corrisponde alla realtà.

Invitiamo tutti e tutte alla manifestazione di Sabato 23 giugno 2018 dalle ore 10.00 con partenza da Piazza De Nava (Reggio Calabria): per Soumaila Sacko e per proseguire la marcia per i
diritti sindacali e sociali dei braccianti e delle braccianti e di tutti i lavoratori della terra.

#SoumailaSacko#Primaglisfruttati#Restiamoumani

Per adesione: [email protected]

USB (Unione Sindacale di Base) – Coordinamento Lavoratori agricoli USB – Associazione maliana di solidarietà – Potere al Popolo – Sinistra Anticapitalista – Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea – Partito Comunista Calabria – Fronte della Gioventù Comunista Calabria – Coalizione Internazionale Sans-Papiers Migranti e Rifugiati (Italia) – Movimento Migranti e Rifugiati – Associazione Ivoriani e West Africa – FuoriMercato Autogestione in Movimento – Associazione Rurale Italiana (ARI), membro del Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC) – Mimmo Lucano, Sindaco di Riace – Campagna LasciateCIEntrare – ACAD (Associazione contro gli abusi in divisa) – Rete dei Comuni Solidali – Il Sud che sogna – Società dei territorialisti – Rete Restiamo Umani – Osservatorio sul disagio abitativo – SOS Rosarno – CoSMi (Comitato Solidarietà Migranti) – c.s.c. Nuvola Rossa – EquoSud – Ass. Yairaiha – Ass. Il Brigante Serra San Bruno – Ass. La Kasbah Cosenza – Ass. Magnolia – Ass. Ponti Pialesi – Ass. Un mondo di mondi – c.s.o.a Angelina Cartella – Spazio Autogestito Sparrow Cosenza – Sportello Sociale Autogestito Lamezia Terme – Comitato Piazza Piccola Cosenza – Comitato PrendoCasa Cosenza – CPOA Rialzo Cosenza – RASPA (Rete delle associazioni Sibaritide-Pollino per l’autotutela) – Comitato Verità Democrazia e Partecipazione Crotone – Rete Antirazzista Catanese – Arci provinciale Reggio Calabria – Arci provinciale Crotone – Circolo Arci “Il Barrio” – Circolo Arci “Gli spalatori di nuvole” – Circolo ARCI “Culture in… Movimento” – Legambiente Reggio Calabria – Collettiva AutonoMia – Non una di meno Reggio Calabria – Mani e Terra SCS Onlus – Cooperativa Agorà Kroton – Società Cooperativa Sankara – ReggioNonTace – Ciavula.it – Cobas telecomunicazioni Cosenza – Associazione dei Comuni della Locride – Francesca Danese, già Assessora alle Politiche Sociali, Salute, Casa ed Emergenza Abitativa del Comune di Roma – Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” Reggio Calabria – Eleonora Forenza, Eurodeputata GUE/NGL – Progetto Diritti onlus – Transform Italia – Francesco Piobbichi, operatore sociale – Associazione “Il Viandante” – Collettivo studentesco Catanzaro – Gruppo Scuola Hospital(ity) School – Collettivo Mamadou Bolzano – Baobab Experience – A buon diritto

Fonte:

RESTIAMO UMANI A REGGIO CALABRIA: GIORNATA A FAVORE DI RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Arrivati 264 migranti al porto di Crotone

Restiamo umani a Reggio Calabria giornata a favore di rifugiati e richiedenti asilo

Una grande festa dell’accoglienza dove parole d’ordine saranno contrasto all’odio e alla paura, pluralità e integrazione. Il 20 giugno dalle ore 18 in poi, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato (#withRefugees), promossa dalle Nazioni Unite, anche Reggio Calabria scende in piazza con una manifestazione dal titolo ‘Restiamo Umani’, organizzata da una fitta rete di associazioni che operano da anni sul territorio.

L’evento apartitico ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, quotidianamente, sono costretti a fuggire da guerra e violenza, lasciando i propri affetti e la propria casa.

Dietro ogni volto c’è una storia da raccontare, ma anche tanti miti da sfatare, per questo Restiamo Umani sarà da un lato, un’occasione per ascoltare le testimonianze di chi ha subito ricatti e umiliazioni, ma anche di chi è riuscito a ricostruire nella città dello Stretto, una nuova vita e una nuova comunità, dall’altro quella di fornire informazioni corrette su dati e statistiche, partendo proprio da slogan e fake news che circolano sul web.

Le associazioni promotrici della manifestazione non sono solo quelle che si occupano di accoglienza, a testimonianza che il tema dei migranti, è universale e deve coinvolgere tutti. Proprio per questo, tutti partecipanti saranno riuniti sotto i colori della bandiera della pace.

Hanno già aderito:

Abakhi, Acisjf Fata Morgana, Actionaid, Agedo, Agesci, Agiduemila, AMI Sezione di Reggio Calabria, Amnesty International- Gruppo Italia 292, Anpi,Arci Reggio Calabria, Arci Next, Arcigay, Artemide,Associazione Georgia in Calabria, Associazione Rifiuti Zero, Associazione Altea, Associazione A tu per tu, Associazione Cuore di Medea, Associazione WACG, Azimut- Calabria for Harambee, Azione Cattolica Diocesana, Banco Alimentare,Cai Sezione Reggio Calabria,Casa accoglienza Centro Castellini, Centro antiviolenza Casa Rifugio A. Morabito Progetto Incipit,Centro Agape,Centro Servizi Volontariato,Centro ascolto ‘Scalabrini’,  Laici Scalabriniani, CISM RC, Chiesa valdese, Comunità Accoglienza Onlus, Comunità Papa Giovanni XXIII,Coop. Collina del Sole,Cooperativa Exodus, Cooperativa Il piccolo principe, Cooperativa Cisme, Cooperativa Camelot, Coordinamento Ecclesiale Diocesano di Prima accoglienza Reggio Calabria,Coordinamento per l’ambiente,Cosmi,CSI,CSC Nuvola Rossa,CVX, Differenziamo Differenziandoci,Don Cosciotti,Emergency, Libera, LP.PC (Patto civico), Maestri di Speranza, Masci Rc4, Masci Rc5,MEIC, Mèdecins du Monde,Migrantes, Mindoro Tamaraw RC,Moci, Museo Diocesano, Museo dello Strumento musicale,Open Lab Aps, Reggio non Tace, Reggio Veg,Unicef, USMI RC.

L’appuntamento è, dunque, per il 20 giugno alle ore 18 a Piazza Italia. Chi volesse aderire, come associazione, realtà del Terzo Settore, ente ed Istituzione o come singolo, può scrivere a [email protected].  L’elenco verrà aggiornato sull’evento Facebook ‘Restiamo umani’.

 

Fonte:

http://www.strill.it/calabria/2018/06/restiamo-umani-a-reggio-calabria-giornata-a-favore-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo/