Nicoletta Dosio è libera!

La Cassazione annulla i domiciliari per Nicoletta Dosio e Fulvio Tapparo. Resta il divieto di dimora a Susa. Si decompone il teorema contro i No Tav

di Checchino Antonini

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Scrive Nicoletta Dosio: «La lotta paga e non è vero che il più prepotente ha sempre ragione. Quest’esperienza ci dimostra che l’opposizione collettiva all’ingiustizia è l’unica arma vincente. Ma la strada della ribellione non si interrompe qui: ora dobbiamo batterci per la libertà di tutte e tutti. Un grazie a Valentina ed Emanuele, i nostri avvocati per i quali diritto e giustizia vanno ben oltre i banchi dei tribunali. Un abbraccio a voi che avete condiviso con me quest’esperienza e che continuate testardamente, giorno dopo giorno questa nostra avventura di liberazione: il viaggio non è finito, la lotta continua». Per effetto di una decisione della Cassazione sono state cancellate le misure restrittive a carico di Nicoletta Dosio, la militante No Tav che viola sistematicamente gli arresti domiciliari per protesta contro una misura evidentemente “politica” della magistratura. Si tratta di quelle emesse nell’inchiesta sugli incidenti avvenuti in Valle di Susa nel giugno del 2015. Nicoletta, comunque, non torna completamente in libertà perché nell’ambito di un altro provvedimento è sottoposta al divieto di dimora a Susa, anche questo teso a evitare che prenda parte alla lotta contro il mega elettrodotto. La Suprema Corte, in particolare, nell’inchiesta sugli episodi del giugno 2015 ha annullato la prima misura restrittiva, l’obbligo di firma dai carabinieri, emessa la scorsa estate. La Dosio aveva cominciato subito a non rispettare la disposizione e, di conseguenza, era stato disposto un aggravamento del regime cautelare. Non si conoscono le motivazioni, ma gli avvocati difensori avevano sollevato una questione sull’uso di video da parte della accusa. Il provvedimento degli ermellini riguarda anche un altro No Tav, Fulvio Tapparo. Dosio resta soggetta al divieto di dimora a Susa in una seconda indagine, relativa a dimostrazioni in Valle di Susa del dicembre 2015 e gennaio 2016.

Ecco come riassume la vicenda il sito www.notav.info/

Con il provvedimento della Cassazione, reso operativo da oggi, Nicoletta non è più agli arresti domiciliari. Con tutto l’adoperarsi del procuratore Spataro, che voleva libera Nicoletta, per sminuire la sua resistenza individuale e collettiva, sono venuti alla luce inquietanti giochi di potere sulla pelle di tutti noi.

Nicoletta da oggi non è più sottoposta agli arresti domiciliari, dai quali è sempre evasa, con la sentenza della Cassazione alla quale si erano rivolti gli avvocati notav.

Spataro stai sereno, alla fine ci pensa la lotta: del movimento e degli avvocati notav!

Ci pare sia giunto il momento, anche alla luce delle ormai frequenti esternazioni della Procura, ed in particolare del suo Capo Spataro, di cercare di ricapitolare la complicata vicenda giudiziaria di Nicoletta, caratterizzata dai maldestri e goffi tentativi dello stesso Spataro di porre grossolane pezze ad una situazione creata dai suoi sottoposti e che sta evidentemente generando non pochi imbarazzi e conflitti tra gli stessi magistrati. E’ una storia che dovrebbe interessare tutti.

Partiamo da una necessaria cronistoria:

  • All’alba del 21.6.2016 la Digos notifica ad un nutrito gruppo di militanti Notav un ordinanza applicativa di misure cautelari richieste dai pp.mm. Rinaudo e Gianoglio nei confronti di 21 persone ed emessa dal G.I.P. Ferracane nei confronti di 17 persone. 8 Notav finiscono quindi agli arresti domiciliari con divieto di comunicare con soggetti non coabitanti ed ad altre 9 persone viene imposto l’obbligo quotidiano di firma. I fatti per i quali procede la magistratura torinese sono quelli relativi alla manifestazione del 28.6.2015 quando, dopo che Questura e Prefettura ha limitato provocatoriamente il percorso del corteo allontanandolo di alcuni km dall’area del cantiere Tav, si verificano alcuni tafferugli con esplosione di artifici pirotecnici ed abbattimento di due betafence.

Il provvedimento giudiziario appare subito l’ennesimo atto vessatorio: segue all’applicazione di innumerevoli precedenti misure cautelari con il chiaro intento di indebolire il Movimento, di piegarne le ragioni alla forza della repressione e di dividerlo tra violenti e non. Le misure vengono applicate, come d’altronde quasi sempre anche precedentemente, nei confronti di soggetti incensurati; colpisce diversi ultrasettantenni; si caratterizza per il consueto sovradimensionamento dei fatti addebitati e, soprattutto, viene applicato a distanza di un anno dai fatti contestati, quando, come insegna la Cassazione e persino la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, più passa tempo dalla commissione dei supposti reati, meno senso ha applicare le misure cautelari, che già di loro dovrebbero costituire una “extrema ratio” da applicarsi esclusivamente in presenza di gravi ed impellenti ragioni.

Tutti i destinatari delle misure cautelari vengono considerati ugualmente responsabili, al di là delle rispettive e singole posizioni o condotte, di tutti gli episodi che si verificano quel giorno e tutti, egualmente, vengono additati come portatori di “elevata pericolosità”.

Subito dopo l’applicazione delle misure cautelari fa il giro dei media la vergognosa fotografia di Marisa che si reca a firmare dai Carabinieri di Susa. L’immagine di una donna canuta, che riesce a camminare solo grazie all’ausilio di un bastone induce il G.I.P. ad una immediata revoca della misura cautelare, che rimane però inalterata per gli altri due indagati a cui vengono contestate le medesime condotte.

  • La sera stessa del 21.6.2016, durante un’assemblea, alcuni dei destinatari delle misure cautelari, denunciando l’abuso di tali limitazioni, annunciano che non avrebbero rispettato le prescrizioni imposte. Nicoletta non si reca a firmare.
  • Il 3.7.2016 Luca e Giuliano vengono arrestati per evasione, essendosi sottratti agli arresti domiciliari.
  • L’8.7.2016 il Tribunale della Libertà riconosce, anche se solo in parte, l’eccessività delle misure e delle prescrizioni imposte, così revocando, per chi rimane agli arresti domiciliari, il divieto di comunicazione con soggetti non conviventi.
  • Il 18.7.2016 Luca e Giuliano vengono condannati per evasione; trascorrono due mesi in carcere ed il 2.9.2016 tornano agli arresti domiciliari, dove ancora si trovano.
  • Nicoletta il 26.7.2016 si vede notificare un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare: poiché non era mai andata a firmare, poiché, come suggerito dalla Procura, denota “una personalità estremamente negativa”, poiché si dimostra “intollerante alle regole e totalmente priva del minimo spirito collaborativo” ed attesa la“persistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari”, le viene dunque imposto l’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno con la prescrizione di non uscire di casa dalle ore 18,00 alle ore 8,00. Nicoletta persevera nel non rispettare neppure quest’ultima misura.
  • Il 2.9.2016 il G.I.P., su richiesta della Procura, aggrava ulteriormente la misura cautelare, applicando gli arresti domiciliari. Nicoletta non rispetta neppure questa ultima misura, partecipando, per contro, ad innumerevoli incontri pubblici in tutta Italia, denunciando l’attività repressiva dell’Autorità Giudiziaria torinese che, mentre indaga migliaia di attivisti Notav, immancabilmente archivia gli innumerevoli procedimenti penali aperti per le denunce sporte da manifestanti vilmente aggrediti, picchiati e molestati dalle forze dell’ordine.
  • Il 3.11.2016 Nicoletta viene arrestata all’ingresso del Palagiustizia di Torino, dove si reca per portare solidarietà ai 47 imputati in appello per lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena del 27.6.2011 e la seguente manifestazione nazionale del 3.7 dello stesso anno.
  • Giudicata per direttissima per il reato di evasione, la Procura chiede subito che, in attesa della sentenza, il Tribunale applichi un’ulteriore misura cautelare degli arresti domiciliari. Il Tribunale respinge tale richiesta e, mentre i suoi difensori ne chiedono il proscioglimento poiché la condotta non è finalizzata a sottrarsi alle autorità preposte ai controlli, ma a denunciare pubblicamente gli abusi e le storture di un sistema giudiziario tutto volto a reprimere le manifestazioni di dissenso, la Procura il 23.11.2016 ne chiede la condanna ad 8 mesi di reclusione ed il Tribunale rinvia per la sentenza al 14.12.2016.
  • Intanto, il 28.11.2016, i Sostituti Procuratori Gianoglio e Rinaudo, unitamente al Procuratore Capo Spataro chiedono al G.I.P. la revoca della misura cautelare via via aggravata e relativa ai fatti del 28.6.2015. La lunga e dettagliata istanza, dopo aver percorso le svariate tappe delle violazioni di Nicoletta, nega la sussistenza di qualsivoglia esigenza cautelare, aggiungendo che le condotte dell’evasa “non sono finalizzate a sottrarsi alla giustizia, ma a “sfidarla”….”, tanto che “per tali ragioni si deve anzi parlare di assoluta “innocuità” e – per certi versi – di non tipicità delle descritte condotte della DOSIO”. Infine – dopo una lunga disquisizione sugli effetti mediatici della disobbedienza di Nicoletta che Spataro ritiene però ininfluenti ai fini della richiesta -, escludendo di poter chiedere un aggravamento degli arresti domiciliari, con consequenziale ingresso in carcere, chiede la revoca della misura e la libertà di Nicoletta.
  • Il G.I.P. rigetta immediatamente la richiesta, suggerendo, implicitamente, la necessità, o almeno l’opportunità, di una richiesta della Procura di aggravamento della misura, e dunque, di ingresso in carcere.
  • Il 7.12.2016 il Procuratore Capo Spataro deposita invece personalmente al Tribunale della Libertà un appello con cui insiste nella richiesta di revoca della misura cautelare, ribadendo le ragioni già poste a base della richiesta al G.I.P. ed insistendo sulla ritenuta inoffensività dell’evasione. Pur rimarcandone l’irrilevanza, il Procuratore si dilunga ancora sugli effetti mediatici della condotta di Nicoletta: “appare allora evidente che proprio per porre fine a questa situazione ed impedire che la posizione e la condotta della Dosio, in quanto sottoposta a misura cautelare non ottemperata, diventino a loro volta strumento di propaganda di attività di quella parte del movimento che le pratica ed a cui ella appartiene e, addirittura, di proselitismo, la soluzione più coerente è quella di richiedere la revoca degli arresti domiciliari”.
  • Il 14.12.2016 il Tribunale condanna Nicoletta ad 8 mesi di reclusione senza la condizionale per l’evasione, evidentemente escludendo che la sua condotta, come sostenuto dalla Procura con la richiesta di revoca degli arresti domiciliari, sia effettivamente innocua ed inoffensiva.

E qui ci sta subito un commento: l’Ufficio della Procura della Repubblica è un Ufficio unico che agisce per il mezzo dei suoi vari P.M., tutti coordinati ed organizzati dal loro capo, il Procuratore Capo. Ed allora come è possibile che la medesima Procura da un lato chiede la condanna di Nicoletta per evasione e dall’altro chiede la revoca della misura a cui è seguita quella evasione perché ritiene che in fin dei conti non si tratta di una vera e propria evasione, dal momento che Nicoletta non si è di fatto sottratta ai controlli facendo sempre sapere pubblicamente (siti e fb) dove andava e cosa faceva? Ma soprattutto: com’è che Nicoletta il 21.6.2016 viene sottoposta a misura cautelare perché pericolosa e quando invece la sua evasione diventa difficilmente gestibile dalla Procura, quella pericolosità di colpo non è mai esistita e per questo Spataro chiede la revoca della misura cautelare?

Ed ancora: com’è che Nicoletta è l’unica dei vari raggiunti da misura cautelare per cui non esiste più, o – a leggere le varie istanze di revoca degli arresti domiciliari – addirittura non è mai esistito il pericolo di commissione di altri reati? Per quale ragione invece tutti gli altri suoi coindagati, magari avendo pure rispettato le misure e le restrizioni imposte, continuano ad essere così pericolosi?

Ma proseguiamo nella narrazione e vediamo poi che conclusioni trarre.

  • Il 21.12.2016 il Tribunale della Libertà rigetta l’appello del dott. Spataro e conferma gli arresti domiciliari per Nicoletta.
  • Lo stesso giorno il Tribunale di Torino recapita, a mezzo Digos, una nuova misura cautelare a 5 militanti in relazione alle proteste per i sondaggi relativi al progetto dell’elettrodotto Grand Ile-Piossasco. Il P.M. Padalino aveva chiesto l’applicazione di arresti domiciliari ed obbligo di firma per 23 attivisti; il G.I.P. concede la misura solo per 5, tra cui Nicoletta, raggiunta dal divieto di dimora nel Comune di Susa. L’ordinanza applicativa della nuova misura viene però notificata soltanto a 4 degli indagati, Nicoletta non la riceve. Perché? Perché il Procuratore Capo, evidentemente appena venuto a conoscenza della notizia (ma tra di loro non si parlano?) chiede immediatamente al G.I.P. la revoca della misura, solo per Nicoletta, ritenendo che, poiché la richiesta della Procura era stata formulata ben sei mesi prima rispetto alla decisione del G.I.P., nel frattempo il decorso del tempo ed il fatto che intanto Nicoletta non avesse commesso altri reati, ha fatto venir meno le esigenze cautelari (che in tutti i nostri casi è sempre e solamente quella del pericolo di reiterazione del reato): in sostanza il pericolo che Nicoletta commettesse altri reati, proprio in ragione di tali ultime due circostanze, non poteva più dirsi né attuale né concreto (presupposti indefettibili per l’applicazione di qualsivoglia misura cautelare). Il G.I.P. ancora una volta non è d’accordo con il Procuratore Capo e respinge la richiesta. Ma c’è di più: il P.M. titolare del fascicolo, il dott. Padalino chiede a Spataro di essere esonerato dalla gestione del fascicolo disapprovando la richiesta di revoca della misura. Spataro gli ricorda allora che i suoi poteri gli consentono scelte autonome ed anche non condivise, che decide lui chi deve gestire i fascicoli e respinge la sua richiesta. Il fascicolo resta dunque al P.M. Padalino.

Queste però sono beghe interne risibili, quello che indigna in quest’ultima vicenda, così come nella precedente, è che se le esigenze cautelari (pericolo di commissione di nuovi reati) poste a fondamento della richiesta della misura cautelare per Nicoletta fossero cessate perché negli ultimi sei mesi non avrebbe più commesso reati (cosa peraltro non vera anche solo alla luce della condanna per evasione), ma allora perché per gli altri 4 attivisti non è stata formulata analoga richiesta? Forse che hanno commesso altri reati negli ultimi sei mesi? Non ci risulta.

  • Il 28.12.2016 la Cassazione, previa ricorso dei difensori di Nicoletta e Fulvio, annulla l’originaria ordinanza applicativa delle misure cautelari per i fatti del 28.6.2016 ed il 30.12.2016 Nicoletta e Fulvio tornano liberi, venendo annullati anche tutti i successivi aggravamenti.

Le mal riuscite acrobazie della Procura e del suo Capo, con tutti i suoi strascichi mediatici e d’immagine, subiscono l’ennesimo schiaffo da opera della Cassazione.

Questo dunque quanto successo a Nicoletta e, sia pure diversamente, ai suoi numerosi coindagati. La situazione è evidentemente ancora in divenire e ne seguiremo gli sviluppi. E’ necessaria però ancora qualche ulteriore considerazione.

Come la Storia (e non solo quella del Movimento Notav) insegna, all’Autorità Giudiziaria è stata delegata l’attività di repressione del dissenso in assenza di una politica capace di rispondere nel merito alla contestazione di scelte economiche, politiche e sociali devastanti adottate da chi pretende di agire in nostro conto secondo dinamiche di rappresentanza che di democratico non hanno più nulla.

L’Autorità Giudiziaria non è mai stata capace di sottrarsi a tale inappropriata delega, trincerandosi dietro il sempre verde “noi interveniamo a fronte della commissione di reati”. Tale locuzione in realtà dimostra tutta la sua fragilità e la sua mendacità se solo si vogliono ricordare tutti quei provvedimenti dalle motivazioni imbarazzanti e vergognose che hanno chiuso i procedimenti a carico di appartenenti alle ff.oo. e che hanno palesato la chiara volontà di non perseguire chi si è macchiato di violenze odiose nei confronti di donne e uomini di qualsiasi età che si opponevano al Tav come ad altre scelte delinquenziali e criminogene. Certo, quando la Procura ha la possibilità, a differenza nostra, di scrivere su La Stampa, su La Repubblica o sul Fatto Quotidiano millantando una attività giudiziaria equa e misurata e mascherandosi dietro un operato corretto, una parte dell’opinione pubblica, magari quella più disattenta e superficiale ma ancora maggioritaria, potrà ancora nutrire quella fiducia invocata da Saluzzo (Procuratore Generale), Spataro (Procuratore della Repubblica) e Perduca (Procuratore Aggiunto) con la lettera a La Stampa del 14.7.2016. Ma chi, a qualunque titolo, frequenta le aule di giustizia sa e sperimenta sulla sua pelle gli esiti di una politica giudiziaria che risponde perfettamente a quella delega politica che abbiamo detto sopra e che non ha interesse a colpire chi dietro il Tav guadagna e specula a dispetto della volontà e della salute popolari e della tutela del territorio. E non ha nessun interesse a perseguire chi esercita violenza sui manifestanti, perché quegli agenti costituiscono il loro indispensabile braccio armato. La fiducia nella giustizia continuate dunque a chiederla a chi scientemente viene mantenuto all’oscuro di queste dinamiche; noi quella fiducia, purtroppo, l’abbiamo persa da tempo.

E d’altronde: come si può avere fiducia nella giustizia quando il più alto rappresentante della Procura torinese, pur di mettere a tacere le ragioni di Nicoletta, si perita di chiedere la revoca di misure cautelari negandone la fondatezza poco prima sostenuta per mezzo dei suoi sottoposti? Come si può avere fiducia nella giustizia quando i suoi rappresentanti, pur di togliersi di mezzo una settantenne che sta portando alla luce tutte le contraddizioni e le ingiustizie che quotidianamente vengono perpetrate nelle aule del palazzo di giustizia, si presta a piegare il diritto e le norme a discapito di coloro che, pur potendo beneficiare delle medesime attenzioni e ragioni, vengono invece ignorati e lasciati a gestire quelle stesse misure cautelari che solo per Nicoletta vengono ritenute ormai superate? Più concretamente: perché l’evasione di Nicoletta può comportare la richiesta di revoca degli arresti domiciliari e non ottiene lo stesso risultato chi invece ottempera alle prescrizioni imposte? Perché dopo sei mesi le esigenze cautelari, poste alla base dell’ultima misura cautelare imposta a 5 militanti per un sit-in, per Nicoletta sono superate e per gli altri no, quando si trovano tutti nelle medesime condizioni?

Perchè non fare invece i conti con il problema di fondo: la politica giudiziaria di aperti intenti repressivi nei confronti del Movimento Notav sta facendo acqua da tutte le parti. Quando si indagano migliaia di persone per fatti bagatellari se non inesistenti (vedi le ultime assoluzioni) mettendo in campo un apparato investigativo mastodontico e sproporzionato, quando non anche discutibile nei suoi aspetti più tecnici; quando si elargiscono a piene mani misure cautelari a soggetti incensurati anche ultrasettantenni (e il caso di Nicoletta non è l’unico) per fatti di oggettiva modestia; quando si costruiscono teoremi accusatori fantasiosi; quando si persevera, al limite del ridicolo, nel sostenere accuse di terrorismo ripetutamente smentite dalla Cassazione; quando ci si spinge a contestare reati d’opinione che ogni società civile ormai ripugna; quando si accusa di atti persecutori per poter sequestrare ed intercettare impunemente sulla scorta di evidenti vaneggiamenti, come tali poi riconosciuti dal Tribunale; quando nelle aule di giustizia si paragona il Movimento Notav alle FARC con intenti chiaramente allarmistici e denigratori; quando si sostiene la divisione del Movimento tra violenti e non violenti al di là di ogni evidenza e senza considerare il costante e pieno appoggio di tutto il Movimento a tutti i suoi indagati ed i suoi incarcerati; quando insomma si fanno carte false per distruggere, per conto terzi, un movimento popolare, senza neppure fare lo sforzo di capirlo e conoscerlo…..beh, quando tutto questo viene fatto prima o poi i nodi vengono al pettine ed, in ogni caso, il Movimento ha già vinto, forte delle sue ragioni e della debolezza di una siffatta magistratura.

E allora, cari Procuratori, vecchi e nuovi, continuate pure a scrivere sui servili quotidiani nazionali, continuate, se vi fa stare meglio, a propagandare le vostre ragioni….provate però a farlo con una maggiore onestà e limpidità e ricordate che noi non smetteremo, sia pure con i nostri più modesti ed onesti mezzi, a smentirvi laddove continuerete a smerciare per equità quella che è invece un’applicazione distorta della legge che contraddice quanto ci costringete a leggere dietro ai vostri scranni: la legge è uguale per tutti. Ci rivediamo in Tribunale nel 2017!

 

 

Fonte:

http://popoffquotidiano.it/2016/12/30/nicoletta-dosio-e-libera/

Ancora misure preventive a carico di Nicoletta Dosio.Vietato il soggiorno a Susa.

Dichiarazione di Nicoletta Dosio, fatta pervenire stamattina, tramite avvocati, al Tribunale di Torino, per l’interrogatorio di garanzia relativo alla contestazione al mega-elettrodotto Grand Ile Piossasco.
Ancora misure preventive, da firme quotidiane a divieti di soggiorno. A Nicoletta è stato vietato il soggiorno a Susa.

La mobilitazione della Valle di Susa contro il progetto del mega-elettrodotto Grand Ile- Piossasco non nasce ora.
Tra la fine anni ’80 e gli inizi anni ’90 riuscimmo a fermare la grande mala opera, con una lotta che coinvolse le popolazioni e le amministrazioni pubbliche non solo della Valle di Susa, ma della Val Sangone e della Maurienne.
Il parere negativo da parte del Ministero dell’ambiente fermò quella che veniva gabellata come infrastruttura irrinunciabile e quindi vinsero le nostre ragioni: l’esigenza di tutela ambientale e sanitaria, la necessità di un modello di sviluppo e di società alternativi, il rifiuto del nucleare, il diritto alla sovranità popolare, l’opposizione dei territori al destino di corridoi degradati e desertificati, dove tutto passa e nulla rimane.
Quelle ragioni non sono mutate e per rivendicarle, lotteremo sempre, con i metodi della lotta popolare, che rifiuta la guerra tra poveri, ma non fa sconti al sistema e alla prepotenza del partito trasversale degli affari teso, come sempre, anche attraverso le reti di traffico, a perpetuare i propri enormi profitti ed a portare avanti la guerra infinita all’uomo e alla natura.
Le motivazioni del nostro impegno e del nostro agire sono le stesse che migliaia di cittadini hanno sottoscritto in una raccolta di firme, il cui testo riporto:

I Sottoscritti Cittadini della Valle di Susa e dei territori interessati dal progettato Megaelettrodotto a 320.000 Volt Grand Ile – Piossasco

Respingono tale progetto e chiedono alle Amministrazioni ed ai Consigli Comunali dei territori interessati di respingerlo:
perché finalizzato al trasporto energetico dalle centrali nucleari francesi all’Italia e all’Europa, dunque funzionale ad un modello di sviluppo insostenibile e pericoloso, a cui il popolo Italiano ha detto NO con ben due referendum contro il nucleare, nel 1987 e nel 2011;
perché inutile: infatti l’Italia ha un surplus di energia disponibile di ben 25 GigaWatt, cioè il 50% in più del fabbisogno totale italiano, e l’utente paga in bolletta il non utilizzo come rimborso per il mancato profitto dell’ente gestore;
perché costosissimo, pagato per la quasi totalità con denaro pubblico a totale profitto privato;
perché causa di pesanti servitù ai danni dei territori attraversati e di disagi infiniti nel momento della posa in opera; infatti il megaelettrodotto, da Salbertrand a Bussoleno compresi, passerebbe lungo la strada statale 24 e dentro i paesi, a poco più di un metro di profondità;
perché in aperta contraddizione con i principi del risparmio energetico, della salute, della salvaguardia ambientale e della sovranità popolare, nonché in contrasto con lo sviluppo delle fonti energetiche piccole, pulite e rinnovabili.

Rifiutano il metodo delle consultazioni private adottato da Terna, in quanto lo considerano un espediente per aggirare l’obbligo della consultazione e dell’informazione pubblica e trasparente.
Valle di Susa, giugno 2015.

La necessità di dare concretezza e visibilità a tali motivazioni sta alla base degli episodi che codesto tribunale contesta a me e ad altri attivisti.
In realtà, con la nostra presenza sui luoghi dei sondaggi, abbiamo inteso praticare quel controllo popolare e quella sovranità che, secondo la Costituzione nata dall’antifascismo e dalla Resistenza, dovrebbe “appartenere al popolo”, ma che di fatto gli è stata scippata da grandi, sporchi, sempre più incontrollabili interessi: costoro riteniamo nostri nemici e non gli esecutori materiali dei sondaggi, contro cui, ad esercitare intimidazioni o violenze, non siamo stati certo noi, ma, caso mai, il ricatto occupazionale sempre presente.
Per questo motivo rivendico, come diritto e dovere di resistenza e scelta di responsabilità nei confronti delle generazioni future, l’opposizione ai sondaggi funzionali alla costruzione del Cavidotto Grand Ile-Piossasco, per la quale sono state inflitte a me e ad altri attivisti misure preventive, e dichiaro che, per quanto mi riguarda, non intendo rispettarle: le ritengo infatti un tentativo inammissibile, di impedire, con provvedimenti intimidatori, dettati da ragioni politiche e non di merito, il libero esercizio del controllo e dell’opposizione popolare, garantiti dallo spirito e dalla lettera della Carta Costituzionale.

Bussoleno, 29 dicembre 2016

Nicoletta Dosio

 

Fonte:

http://www.osservatoriorepressione.info/ancora-misure-preventive-carico-nicoletta-dosio-vietato-soggiorno-susa/

Nicoletta Dosio fermata al presidio in solidarietà agli imputati del maxi processo

— 3 novembre 2016 at 16:39

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Nicoletta Dosio è ormai da mesi sottoposta a misure cautelari ingiuste e che come tali ha da subito scelto di non rispettare. E così dall’obbligo di firma quotidiano si trova  agli arresti domiciliari che ha deciso di evadere sin dal primo momento, ed è ora più di un mese che si trova alla Credenza sostenuta dal movimento tutto.

Una scelta fatta con cuore e testa, portata avanti grazie al sostegno di tutto il movimento che con lei condivide una lotta che va avanti da 25 anni, un passo indispensabile per far tornare al centro dell’attenzione del governo e dei media una situazione che rasenta l’assurdo, quella che tutti i giorni viviamo in Val di Susa e in tutto il Paese.

Ci troviamo infatti in un momento in cui è sempre più evidente la necessità delle messa in sicurezza di tutti quei territori colpiti da calamità naturali e quelli che sono a rischio, in cui è sempre più chiara a tutti l’emergenza sociale in cui l’intera popolazione è costretta a vivere, e come risposta ci troviamo soltanto ridicole soluzioni proposte dai soliti politici dall’alto delle loro calde poltrone.

Questa mattina abbiamo accompagnato Nicoletta all’udienza del maxi processo, dove era in programma un presidio in solidarietà agli imputati. Dopo aver letto un comunicato, ha provato ad entrare in tribunale per assistere all’udienza, ma in quel momento è stata intercettata dalla digos di Torino e trasferita in questura per il reato di evasione.

Anche dall’aula 6 del palazzo di giustizia torinese si enunciano comunicati di solidarietà per Nicoletta da parte degli imputati che fanno mettere agli atti e che in segno di protesta, si alzano ed escono dal tribunale.

Nicoletta non è stata trasferita in carcere, ma le sono stati dati nuovamente gli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Bussoleno. E’ palese la difficoltà in cui versano tribunale e procura nella gestione di questa situazione, e questo non può che essere una soddisfazione per noi, perchè dimostra ancora una volta che siamo dalla parte giusta.

La lotta prosegue, e per questo questa sera ci si è dati appuntamento alla Credenza alle ore 18 per discutere sui prossimi passi da fare.

Nicoletta Libera! Liberi Tutti!

Avanti No Tav!

Questo di seguito è il testo letto da Nicoletta fuori dal tribunale prima di entrare essere arrestata

Quanto tempo è passato da quando i Padri costituenti, ancora animati dal vento di Liberazione che spazzò via il nazifascismo e accese nuove, ahimè disattese speranze, dichiaravano che
«La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».
Quei diritti, quei doveri, per noi, per me, non sono un semplice slogan, ma ispirazione di vita e di azione.
Dalla prima misura cautelare inflittami, l’obbligo di firma, sono passati ormai quattro mesi. Ora, attraverso i successivi aggravamenti, sono giunta agli arresti domiciliari, che non sto rispettando.
Continuo la mia consapevole, condivisa, felice evasione contro provvedimenti preventivi che sono più che mai strumento di intimidazione, tentativo di minare una lotta giusta e collettiva, per questo irriducibile.
Evidentemente, il mio gesto di ribellione, che sono determinata a portare avanti fino in fondo, ha rotto lo schema di repressione che umilia le persone e le rende subalterne alle decisioni vendicative dei tribunali. La palese difficoltà del tribunale di Torino ad applicare quella che chiamano “l’obbligatorietà dell’azione penale” di fronte al mio pubblico e rivendicato “reato” di evasione è il maggior riconoscimento della forza di popolo che mi sostiene e insieme un messaggio attivo di fiducia e incoraggiamento per quanti subiscono arbitrii giudiziari che sembrano incontrastabili.
Un’evasione che vuole essere nuova tappa della lunga resistenza collettiva praticata dal movimento NO TAV contro i grandi, sporchi interessi del partito trasversale degli affari.
In questo mondo dove il dominio dei più forti sui più deboli si fa guerra, razzismo, sfruttamento, devastazione sociale e ambientale, gravissima emergenza democratica contro chi non si adegua, si aprono tribunali e carceri.
Oggi, nel vostro Palazzo, per l’ennesima volta, si processano, insieme ai cinquantatre compagni imputati, la Libera Repubblica della Maddalena e tutto il popolo NO TAV.
Anch’io sono parte di questo popolo, perciò sono qui, a testimoniare, come ho sempre fatto, complicità a compagne e compagni
Ho vissuto le giornate intense della Libera Repubblica, in cui si rafforzarono le radici della liberazione di Venaus e sperimentammo l’utopia realizzabile del ricevere da ognuno secondo le sue possibilità e del dare ad ognuno secondo i suoi bisogni.
Ero sulla barricata Stalingrado il 27 giugno 2011, a praticare la resistenza popolare contro gli armati e le ruspe giunte a sgomberarci. Ho visto e subìto la violenza poliziesca. Ho percorso i sentieri della Clarea il 3 luglio. Ho praticato l’assedio collettivo al cantiere; con donne, uomini, anziani e bambini ho respirato le migliaia di lacrimogeni lanciati quel giorno.
Il ricordo e l’indignazione per tanta ingiustizia sono, insieme alle ragioni della opposizione comune contro le grandi male opere e il modello di vita e di sviluppo che le genera, alimento potente di una lotta che dura, si rafforza, si allarga e vincerà.
Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà.

Torino, 3 novembre 2013
Nicoletta Dosio

 

 

Fonte:

http://www.notav.info/post/nicoletta-dosio-fermata-al-presidio-in-solidarieta-agli-imputati-del-maxi-processo/

Notificati a Nicoletta Dosio gli arresti domiciliari.

 22 settembre 2016 at 08:46

dosioStamane alle 6 la Questura di Torino si è presentata a casa di Nicoletta notificandole la misura cautelare degli arresti domiciliari emessi dal gip Ferracane in sostituzione a quella dell’obbligo di dimora.

Ricapitolando le tappe di questa vicenda giudiziaria, ricordiamo come Nicoletta fu sottoposta il 23/06 alla misura di obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri di Susa, mai ottemperata, e che in data 27/07 tale misura, su ricorso di Rinaudo, fu aggravata con quella dell’obbligo di dimora in Bussoleno.

Nicoletta in tour in giro per l’Italia con “Io sto con chi Resiste” ha violato sistematicamente anche questa applicazione e dichiarato pubblicamente, in molte occasioni, la sua volontà di non rispettare queste ingiuste imposizioni.

A seguito di due segnalazioni di violazione da parte della polizia, tra le tante, emerge dalle carte consegnate oggi a Nicoletta come ella abbia commesso reato “nonostante avesse ben compreso il contenuto della misura cautelare e delle relative prescrizioni (che ha espressamente dichiarato di rifiutare), addirittura non presentandosi all’interrogatorio di garanzia fissato …” e come “tali condotte dimostrano che la misura originariamente apllicata) e nonostante i divieti le fossero stati espressamente ribaditi ella ha ripreso, o meglio, ha continuato a “tresgredire”.

Queste, per noi tutti, sono note di merito che attestano il coraggio di una giusta battaglia.

Come movimento No Tav sosterremo Nicoletta in questa sua lotta di libertà per tutti e tutte e ribadiamo insieme a lei che non ci metterete mai in ginocchio.

Ci diamo appuntamento alle 19 di fronte alla sua abitazione a Bussoleno, in Via San Lorenzo.

Libertà per Nicoletta!

Libertà per tutti i No Tav!

 

 

Fonte:

http://www.notav.info/post/notificati-a-nicoletta-dosio-gli-arresti-domiciliari-appuntamento/

TERZO VALICO: ‘NDRANGHETA AD ALTA VELOCITA’

Fonte:

MOICAN LIBERO, TUTTI LIBERI: L’HIP-HOP NON HA BARRIERE

“Quando tremi ma senti a fianco il tuo vicinoe batte un solo cuore: quello collettivoquando rimani senza voce per i cori – e tiri fuori anche i polmoni, gioie e frustrazioni. Quando credi in ciò che vuoi,e sai che i popoli non hanno bisogno di eroi” (Moican – Tra una lotta e l’altra)
Questa mattina l’ennesima operazione di polizia ha colpito 23 militanti No Tav tra la Valsusa, Torino e altre città italiane. Tra gli arrestati c’è anche Vincenzo “Moican”, un giovane rapper e studente universitario originario di Reggio Calabria, che attualmente è detenuto presso il carcere torinese delle Vallette. Il principale dei reati contestati è la resistenza a pubblico ufficiale, con riferimento alla giornata del 28 giugno 2015, quando una manifestazione fece cadere reti e barriere in Val di Susa.
Non possiamo che esprimere il nostro sdegno nei confronti del provvedimento di carcerazione preventiva, mostruosamente sproporzionato nei confronti degli addebiti: addebiti, è bene ricordarlo, tutti da provare e nei confronti dei quali dovrebbe valere la presunzione di innocenza per chi è imputato. Compreso Vincenzo, sono 23 i No Tav colpiti dall’operazione: 3 si trovano in carcere, 9 sono agli arresti domiciliari, mentre tutti gli altri sono stati sottoposti all’obbligo di firma.
Come attivisti, artisti e compagni di Moican, lanciamo un appello per la sua liberazione immediata, insieme a quella degli altri e delle altre militanti che stanno subendo misure restrittive per aver espresso il proprio dissenso.
Ci rivolgiamo in particolare agli esponenti e ai sostenitori dell’Hip-Hop italiano: Moican non è sicuramente uno degli artisti più noti del panorama, ma è una voce libera e coraggiosa che non può rimanere rinchiusa. Prendete posizione, aiutateci a diffondere questo messaggio, aiutateci a combattere la repressione.
SIAMO TUTTI/E RIBELLI, SIAMO TUTTI/E MOICAN.
Per ascoltare la musica di Moican:https://soundcloud.com/moican-cdp/tracks
Fonte:

ARRESTI, RESTRIZIONI E OBBLIGHI DI FIRMA: ANCORA UN ATTACCO CONTRO IL MOVIMENTO NO TAV

21 giugno 2016 at 16:49

Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo!

FB_20160621_10_10_34_Saved_PictureUn post elezioni che si carica di ulteriori significati politici nella città di Torino e in Valsusa. Con un’operazione già pronta sicuramente da giorni, il pm Rinaudo e i suoi amici della questura hanno deciso di attendere l’esito del ballottaggio e la caduta del partito amico, il PD, prima di scaricare la loro ennesima azione intimidatoria.

Che si parli di persecuzione è oramai cosa nota, ma nonostante questo il movimento No Tav continua a tenere botta e per questo, dall’altra parte, si continuano a calare misure cautelari e roboanti condanne come se fossero noccioline.

Questa mattina 23 No Tav sono stati protagonisti dell’ennesima operazione di polizia, hanno subito perquisizioni a cui sono seguiti arresti domiciliari, obblighi di firma quotidiani e arresti in carcere. Gli arresti in carcere di Vincenzo e Lorenzo, non firmati dal Gip, sono per volontà del pm Rinaudo che avendo condotto perquisizioni ai due giovani pochi giorni fa, può disporre la traduzione in carcere in regime di isolamento in attesa dell’udienza del giudice. Forse il bottino gli sembrava troppo misero, chissà.

Tutti fatti che si riferiscono alla grande giornata di lotta del 28 giugno dello scorso anno, momento in cui il movimento tutto ha deciso di trasgredire ai divieti imposti dalla prefettura per provare a camminare di nuovo sulle strade e sui sentieri conquistati e liberati nel 2011.

Quel giorno in almeno 1.500 persone si è sfilato in corteo, dapprima scontrandosi con la polizia a ridosso di jersey posizionati a sbarrare Via dell’Avanà, e poi dall’altro lato, con i jersey tirati giù dai No Tav da un semplice tiro alla fune. Ricordiamo ancora con grande emozione il crollo del dispositivo a protezione della fortezza e poi il fronteggiamento con la celere che ne seguì.

Dallo studente universitario all’ultrasettantenne, dai bambini ai lavoratori, tutti quel giorno abbiamo deciso di mettere i nostri corpi e le nostre facce in prima linea per ribadire ai signori del Tav che dalla Val di Susa se ne devono andare. Una manifestazione alla moda nostra, come tante altre che sono state fatte negli anni passati, e che tutt’ora vengono costruite e messe in campo dal movimento tutto.

Forti delle loro vecchie strategie, seduti su delle comode poltroncine e rinchiusi nel loro pomposi palazzi i politici nostrani, con i loro fidati cani da guardia, provano a indebolire con ogni mezzo i movimenti e tutte quelle mobilitazioni che rischiano di mettere in crisi la loro governabilità. Ci temono, mentre noi li disprezziamo.

C’è Nicoletta, che oramai di anni ne ha 70, che ha deciso che non andrà a firmare tutti i giorni dai carabinieri nè accetterà altre forme di custudia cautelare: “..Che sia chiaro, io non accetterò di andare tutti i giorni a chiedere scusa ai carabinieri, non accetterò che la mia casa diventi la mia prigione. Decidano loro, tanto la nostra lotta è forte, lottiamo per il diritto di tutti a vivere bene, lottiamo non solo per la nostra valle ma per un mondo più giusto e vivibile per tutti. Noi non abbiamo paura e non ci inginocchiamo davanti a nessuno, e quindi io a firmare non ci vado e nemmeno starò chiusa in casa ad aspettare che vengano a controllare se ci sono o non ci sono. Siamo nati liberi e liberi rimaniamo! Liberi ed uguali!”.

Sempre così un uomo di 64 anni, Fulvio, per difendere il suo territorio, viene denunciato e messo agli arresti domiciliari, lui che ha deciso da tempo di vivere in una dimensione collettiva come quella del presidio di Venaus e di dedicare parte della sua vita alla lotta.

C’è anche Marisa, ultra 70enne, perchè avendo difficoltà a deambulare stava sul furgone della manifestazione, anche per lei obbligo di firma quotidiano.

Ci sono anche Giuliano, Luca, Eddi, Gianlu, Aldo, Silvano, Enrico, Davide, Niccolò, Gianmarco, Paola, Luca, Andrea, Ernesto, Brandue e Lorenzo, studenti universitari, lavoratori, precari, padri di famiglia; persone, insomma, che fanno parte del nostro movimento popolare che non ha età, perchè davanti a quelle reti ci mettiamo tutti la stessa porzione di cuore.

Oggi arriva anche la notizia della dura condanna in primo grado di Stella e Costanza due giovani No Tav ed Emilio, pescivendolo della valle, fermati per un blocco autostradale di protesta per le pesanti condanne del maxi-processo No Tav, svoltosi questo inverno.  Ebbene, a fronte della richiesta da parte del pm di 1 anno e 3 mesi di detenzione, il giudice ha pensato fosse opportuno raddoppiare la pena a 2 anni e 7 mesi. Il perchè si capirà dalla sentenza, ma anche in questo caso sappiamo già che ciò che leggeremo non farà la differenza.

Questa sera ci ritroveremo a Bussoleno per l’assemblea popolare e li decideremo con che azioni rilanciare la nostra lotta.

Non ci risparmiamo di dire, una volta in più, che queste operazioni non ci spaventano minimamente, chiediamo dunque la libertà per tutti i compagni e le compagne sottoposti a misure cautelari.

Ringraziamo tutti coloro che da ogni parte d’Italia ci stanno esprimendo la loro solidarietà.

Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo!

Avanti No Tav!

 

Fonte:

http://www.notav.info/post/non-potete-fermare-il-vento-gli-fate-solo-perdere-tempo/

21 giugno 2016 at 15:30

Nicoletta Dosio rifiuta le firme giornaliere (video)

Che sia chiaro, io non accetterò di andare tutti i giorni a chiedere scusa ai carabinieri, non accetterò che la mia casa diventi la mia prigione.
Decidano loro, tanto la nostra lotta è forte, lottiamo per il diritto di tutti a vivere bene, lottiamo non solo per la nostra valle ma per un mondo più giusto e vivibile per tutti
Noi non abbiamo paura e non ci inginocchiamo davanti a nessuno, e quindi io a firmare non ci vado e nemmeno starò chiusa in casa ad aspettare che vengano a controllare se ci sono o non ci sono.
Siamo nati liberi e liberi rimaniamo! Liberi ed uguali!”

Il primo resoconto della mattinata: Arresti, restrizioni e obblighi di firma: ancora un attacco contro il movimento notav

 

Fonte:

http://www.notav.info/post/nicoletta-dosio-rifiuta-le-firme-giornaliere-video/

 

21 giugno 2016 at 09:48

Arresti, restrizioni e obblighi di firma: ancora un attacco contro il movimento notav

ve la siete presa?Con un tempismo quantomai sospetto, appena terminate l’elezioni di Torino, sono i pm con l’elmetto a prendersi le luci della ribalta proseguendo nella continua crociata contro i notav.

All’alba di questa mattina è scattata un’ennesima operazione contro il movimento che vede coinvolti 23 notav, tra studenti universitari e ultrasettantenni, residenti in Valle a Torino e in altre città italiane.

Questa volta viene incriminata la giornata del 28 giugno 2015 quando la marcia notav ruppe i divieti e fece cadere reti e barriere con l’orgoglio!

Sono 23 i notav coinvolti in totale e sono:

  • 3 arresti in carcere
    9 arresti domiciliari con le restrizioni
  • per tutti gli altri obblighi di firma (quotidiane per lo più).

Tra i tre notav tradotti al carcere delle Vallette, c’è Fulvio, valligiano degli Npa di 64 anni che ha rifiutato di stare ai domiciliari. Nicoletta e Marisa, colpite dall’obbligo di firma giornaliero, hanno oltre 60 anni.

Ci troveremo questa sera in assemblea  a Bussoleno alle 21 come già previsto, per discutere insieme le prossime iniziative per la liberazione di tutti e tutte, in vista dell’estate di lotta.

Avanti notav!

(seguiranno aggiornamenti più precisi)
Fonte:

http://www.notav.info/post/arresti-restrizioni-e-obblighi-di-firma-ancora-un-attacco-contro-il-movimento-notav/

 

VENAUS 2005-2015: DIECI ANNI DOPO, LA VALLE RESISTE ANCORA!

Venaus 2005-2015: dieci anni dopo, la Valle resiste ancora! [diretta dalla marcia]

La diretta in aggiornamento dalla marcia:

ore 13.45: pochi minuti fa la testa del corteo è arrivata al presidio di Venaus! Dietro ancora tantissimi No Tav in marcia, 20.000 oggi a ribadire che oggi come ieri la resistenza continua.

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ore 13: il corteo ha sostato al bivio dei passeggeri per ricordare che proprio qui 10 anni fa la polizia provò a bloccare con le cariche l’avanzata dei No TCVszUiGWoAEkwAhav verso Venaus: non ci sono riusciti allora, non ci riusciranno nemmeno oggi! Dal furgone si leva poi un lungo applauso e un saluto resistente a tutti/e i/le No Tav che oggi non possono essere alla marcia perché sottoposti a misure restrittive per aver preso parte attivamente alla battaglia contro l’alta velocità: liber* tutt*!

ore 12.45: la marcia sta ripercorrendo la strada che 10 anni fa portò alla storica liberazione di Venaus. Una grossa parte del corteo non è ancora giunta al bivio dei passeggeri ma si trova ancora sui tornanti sopra Susa, a riprova del successo di partecipazione di questo 8 dicembre.

ore 12.30: dalle rocce che costeggiano la strada verso Venaus viene calato uno striscione di solidarietà con tutt* i No Tav arrestati e inquisiti, contro l’accusa di terrorismo (recentemente respinta per la seconda volta anche dalla Cassazione…).

notore 12.15: dopo una breve sosta di contestazione all’Hotel Napoleon di Susa che ospita le truppe d’occupazione, la testa del corteo è arrivata al bivio dei passeggeri, dove inizia la strada che conduce al presidio di Venaus. Si parla di 20.000 persone in marcia!

ore 12: il corteo è entrato poco fa nel centro di Susa. Qualche giornale mainstream schierato da sempre a difesa di un’opera inutile e indifendibile scrive di “un migliaio” di persone (sic!) ma le immagini e le voci che arrivano dalla marcia parlano chiaro: la Valle che resiste ancora una volta è un fiume in piena!

ore 11.45: è il popolo No Tav delle grandi occasioni quello che oggi riempie le strade della Valle di Susa: un serpentone lungo e partecipato sta marciando sulla statale verso i luoghi della resistenza di 10 anni fa, accompagnato dalle note della banda No Tav che suona canti di lotta. Da dentro il corteo non si riesce a vedere né la testa né la coda!

ore 11.30: il corteo ha mosso i primi passi in direzione di Venaus, dietro lo striscione che ben racconta lo spirito di questa giornata di lotta: oraCVskTUtVAAAy7Ig come allora la resistenza continua! Tante le realtà e i comitati che in tutta Italia si battono in difesa del territorio presenti alla marcia.

ore 11.00: alcuni pullman e No Tav in arrivo da molte città d’Italia sono ancora bloccati al casello di Avigliana, dove le persone vengono identificate e fotografate una per una. Tantissimi intanto riempiono il piazzale di Susa, aspettando l’arrivo di tutti la testa del corteo inizia a posizionarsi: la marcia è aperta dai bimbi No Tav!

 

CVsYtTCXAAE1lqmSusa – Dieci anni dopo la prima grande vittoria del movimento Notav, quando l’allora capo del governo decise la sospensione dei lavori previsti nei pressi di Venaus – dopo che quegli stessi terreni furono invasi da decine di migliaia di persone, rompendo le staccionate e buttando fuori le forze dell’ordine – il movimento Notav torna su quelle strade per ribadire, ancora una volta, le ragioni della propria storica opposizione ad un’opera inutile e dannosa.

Fin dalle prime ore del mattino, tanti efastidiosi i posti di blocco attuati dalla Questura ai caselli dell’autostrada A12 e sulle statali. Fermati pullman da Bergamo e del Terzo Valico. Controlli rigorosi, persone filmate e controllate approfonditamente. Dopo Avigliana, al momento (h 10.30) si scorre tranquilli.

Già tante le persone concentratesi a Susa, nei pressi del piazzale del cimitero.

Qui la diretta con Alberto Perino che presenta la manifestazione di oggi (da Radio Blackout)

Fonte:
*
8 dicembre 2015 at 08:45

Era l’8 dicembre 2005 e liberavamo Venaus

[Tratto da NO TAV la Valle che Resiste – a cura del Centro Sociale Askatasuna e del Comitato di lotta popolare Velleità Alternative autoproduzioni – Febbraio 2006

Foto di Carlo Ravetto e Luca Perino]

8 dicembre: VENAUS LIBERATA

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L’idea di riprendersi Venaus è concreta, i giorni di blocco sono stati giorni impareggiabili, e il sondaggio popolare decreta la manifestazione. Tutti sono convinti dell’utilità di una manifestazione, tutti sanno che il movimento ancora una volta ci può riuscire. E’ chiaro quello che si andrà a fare, con l’astuzia e la determinazione che contraddistinguono ormai il movimento bisogna provarci. Il giorno prima i preparativi sono frenetici, un commerciante di Rivoli che affitta e ripara generatori di corrente è un no tav convinto, e si dice disposto a donare per la causa un container per ricostruire il presidio, la nostra base logistica per reinsediarci a Venaus. Lo andiamo a prendere il giorno prima del corteo, gli facciamo fare il giro dei blocchi in statale e dovunque passa è salutato da un’ovazione.

E’ il comune di Bussoleno a mettere a disposizione il furgone che lo deve caricare e che vogliamo portare a Venaus, l’area individuata è quella del prato davanti all’ingresso del cantiere.

La manifestazione è convocata per la mattina alle 10.30 in Piazza della stazione a Susa, è la manifestazione del riscatto, siamo almeno 10.000, e chi c’è sa cosa fare, sa che questo è il corteo della svolta, oggi ci riprendiamo Venaus!

Le strade sono presidiate in maniera massiccia dalle forze dell’ordine, il bivio dei Passeggeri è chiuso da uomini e mezzi, così come la strada che da Mompantero porta a Venaus, solo Giaglione è libera. Il percorso della manifestazione è semplice e il movimento lo conosce già: l’ultima volta il 4 giugno, lo abbiamo fatto in 30.000, e quella stessa piazza l’abbiamo riempita di 50.000 no tav allo sciopero generale della Valle. E’ questo il passaporto della manifestazione, tutto questo più le botte prese nella notte di Venaus, e l’occupazione dell’ autostrada: è questo che si legge sui volti votati alla riscossa. Alcuni compagni sono giunti da fuori per partecipare a quella che sarà la Manifestazione per eccellenza.

Aprono i sindaci, davanti a loro una schiera di giornalisti e cameraman, anche loro hanno capito che oggi il movimento farà notizia, a seguire il container addobbato con il nonno combattivo della bandiera disegnato su una tavola di legno enorme, dietro ancora si apre il corteo con una talpa in gommapiuma che simboleggia gli scavi sospirati di Venaus il furgone dell’amplificazione dei comitati, il camper no tav e dietro migliaia di persone con le bandiere, i cartelli autoprodotti, e tanto coraggio.

La manifestazione si snoda in salita, alla prima curva verso Venaus ci si prepara, dietro al container i compagni si schierano: 7 scudi di plexigass, uno per ogni lettera vergata in rosso a comporre il più combattivo dei NO TAV e ai lati 2 scudi con i manifesti che chiamavano a raccolta per la manifestazione del 4 giugno, elmetti da cantiere in testa ed il pensiero rivolto al bivio dei Passeggeri, passaggio simbolico verso il cantiere, nonche il primo punto da cui hanno impedito il libero accesso a Venaus.

Dal furgone si spiegano una volta in più le ragioni del corteo, si salutano le realtà venute da fuori, e si dichiarano le intenzioni di scendere a Venaus; quando la testa del corteo giunge ai Passeggeri i sindaci contrattano il passaggio del container e di una delegazione, intorno si crea una folla incredibile che si posiziona man mano dietro agli scudi formando un’onda d’urto e tutt’intorno sulle collinette antistanti a formare quasi una curva di tifosi per la partita che da lì a poco si giocherà.

Dal furgone si continua a spiegare la situazione, “oggi siamo noi a provare a passare i blocchi, abbiamo anche noi gli scudi, spingeremo verso Venaus!”, l’intervento è accolto da applausi e grida d’incitamento, inizia la contesa, passa il container e la polizia si schiera compatta a chiudere il varco, le arieti no tav ci provano e si comincia a spingere, il contatto è determinato, la polizia carica ma non riesce ad andare oltre pochi centimetri dalla propria postazione, calci e manganelli colpiscono gli scudi e chi ne rimane fuori. Nicoletta Dosio è colpita in pieno volto da una manganellata che gli rompe il naso, la professoressa sanguina vistosamente, il corteo spinge e risponde alle cariche, volano oggetti ed è naturale che sia così. I compagni della fila di scudi sono circondati da gente che non si tira indietro, molti sono di Venaus, tutti sono lì per provarci. Non si indietreggia , la massa spinge e la colluttazione dura diversi minuti. Dalle curve sopra le collinette si scattano foto e si fanno riprese, ma soprattutto si incita a non mollare l’azione, dalla casa accanto al blocco vola qualche vaso di terracotta all’indirizzo della polizia, un anziano no tav colpisce un poliziotto con l’ombrello. E’ il momento, il corteo si divide, una parte prosegue in su verso Giaglione e si riversa giù dalla montagna per i sentieri. Tutti i punti sono buoni, inizia a nevicare quasi a rendere la coreografia della giornata di resistenza alpina perfetta, al bivio dei Passeggeri continua il fronteggiamento ma inizia a filtrare gente dai lati dello schieramento delle forze dell’ordine che ormai allo sbaraglio si aprono sconfitte. Sono migliaia i no tav che sono già al cantiere, l’area è recintata a ferro di cavallo, il prato su cui si sono costruiti i giorni meravigliosi di resistenza sono circondati da quella rete rossa che vilmente i tecnici di CMC, passamontagna calato sul volto, protetti dalla polizia, hanno piantato nel terreno durante la notte del blitz. I manifestanti si dispongono tutt’intorno alla rete, a guardar bene sembra quasi che si aspetti il segnale del via. La discesa sotto gli osceni piloni dell’autostrada, già vergati a vernice con due scritte no tav enormi, è composta da una cascata colorata di no tav, da Giaglione scendono i furgoni e il resto della manifestazione che passa vicino alla chiesa di Venaus le cui campane, ancora una volta, scandiscono i rintocchi della lotta.

Il via arriva, la rete cade sotto i piedi di chi si va a riprendere la propria terra, i no tav guidati da una bandiera issata si dirigono verso il cantiere con la polizia che indietreggia chiudendosi a testuggine. Le reti sono divelte, prese a calci persino dai bambini, la rete arancione è sequestrata e servirà poi a comporre scritte no tav sui prati antistanti. E’ una massa enorme quella che invade il prato, l’avanguardia della manifestazione intima alle forze dell’ordine la fuga, è ancora una volta la bialera a separare no tav e agenti, che disperatamente tentano ancora di disperdere la folla. Due lacrimogeni lanciati oggi non fanno di certo desistere nessuno! “Via!” è il segnale e si entra nel cantiere, lì i mezzi di CMC e LTF, lasciati incustoditi, vengono giustamente danneggiati, camper, gru e macchinari saranno resi inutilizzabili, i wc chimici formeranno una barricata verso la via interna dove gli agenti si sono ritirati.

Nel tragitto verso l’interno del cantiere vengono individuate le provviste delle forze dell’ordine che vengono requisite e distribuite tra i manifestanti. L’altra parte del prato è gremita di manifestanti, il prato del cantiere è completamente invaso, la forza pubblica è schiacciata nell’unico rifugio lasciatogli. Si schierano a difesa dell’ingresso principale, sono ridicoli, gli viene costruita una barricata in faccia laddove sorgeva il vecchio presidio, non sanno cosa fare, sono immobili e palesemente preoccupati.

Siamo ovunque, è di nuovo tutto del movimento, la gente è euforica. Nel prato si dà vita ad un comizio dove tutti acclamano la liberazione di Venaus, c’è chi la chiama la battaglia di VenausGrado in ricordo di Stalingrado, e anche il paesaggio innevato facilita i paragoni. Persino gli amministratori sono euforici, “ci siamo ripresi la dignità riprendendoci il cantiere” dice il sindaco di Venaus, “in montagna abbiamo sempre vinto” afferma il sindaco di Susa”, “A sarà düra” risponde la gente, il comizio è di tutti, la virttoria è collettiva.

Ignare le forze dell’ordine annunciano il prossimo ritiro che non avverrà, ma rimarranno mogie e schierate all’interno di quella piccola area rimastagli.

La giornata si completa calando sul prato il container, dando vita al nuovo presidio, bandiera no tav e albero di natale in cima, inaugurazione del sindaco e del più assiduo presidiante, Biagio fuochista di Venaus.

E’ sancito, Venaus è libera.

Per gli elicotteri di polizia e carabinieri rimane un’enorme scritta NO TAV fatta con la rete che hanno messo, aiutati dai manganelli, la notte del 5.

La gente di Venaus rimane sul posto, quando cala il buio in corteo si torna a Susa, la vittoria è schiacciante, il corteo è festoso e cantando Bella Ciao torna alla piazza da dove è partito, dove c’è una piccola distribuzione di viveri e bevande calde.

Nella serata una fiaccolata porterà alcune centinaia di abitanti della Val di Susa a sfilare festeggiando la vittoria tra Venaus e Novalesa.

La prima pagina dei quotidiani, la prima notizia dei tg ed ogni discussione è aperta dalla notizia “La Valle di Susa si è ripresa Venaus”, questo è il risultato di quell’8 dicembre, nel nome della dignità di un popolo che diventa comunità in lotta, che sa diventare movimento, che se serve sa come e quando combattere.

 

NO TAV DAVANTI AL CARCERE PER NON LASCIARE SOLO NESSUNO

6 settembre 2015 at 23:26

imageOggi dalle 19 più di 200 persone si sono trovate davanti al carcere Lorusso Cotugno per far sentire la propria vicinanza a tutti i notav rinchiusi da questa notte e agli altri ragazzi arrestati nei giorni scorsi. Ogni volta un presidio davanti ad un’istituzione totale come è il carcere fa montare la rabbia e sapere che ci sono persone che conosciamo bene dentro, è ancora più difficile.

Giovani che lottano per la libertà di  tutti, con generosità e coraggio difendono una Valle e dei valori, come l’antirazzismo e l’antifascismo, in prima persona, mettendo la paura in un angolo, mettendosi in gioco in prima persona. Per questo sono lì.

Ed oggi lo abbiamo detto forte, prima con un piccolo corteo fino alle recinzioni del carcere e poi in presidio tra fuochi di libertà e bandiere al vento.

Abbiamo imparato una cosa in questi anni: la resistenza si fa un passo alla volta, con impegno e dedizione, e senza paura, perché tra le nostre montagne non è più di casa da molto tempo.

A Cecca, Donato, Luca, Damiano, Mattia, Nicola,Francesca, Jacopo, Gianluca, Pierpaolo, Alex, Valeria, Checco, Carlo, Liberi Tutti, avanti notav!

 

 

 

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